Sopra una nuvola o forma di Banana – Velieri D’Epoca

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Velieri d'Epoca la Maddalena

Il sogno di molti di noi fin da piccoli, il giro su una barca a vela, Il veliero d’epoca!

O meglio la “ Nave dei Pirati “ con l indice puntato verso quel fasciame di legno e l’immenso cordame che spicca a bordo, l albero maestro che sfiora il cielo e gli occhi sgranati come i bambini quando hanno tra le mani il giocattolo preferito,

Si e’ questa la sensazione che si prova prima di salire su un barca del genere , quando si decide che non esiste sensazione migliore del vento fra i capelli e il sole che scotta sul viso.

Il veliero d’epoca uno spettacolo senza uguali.

Navi ristrutturate senza aver modificato ne minimamente intaccato il loro fascino e profumo di storicita’.

Profuma di storia i maestri d’ascia costruirono centinaia di filuche, mistici, tartane, bovi, leudi, pinchi, navicelli, battelli, gozzi, bette, piatte, gondole, caracche eccetera eccetera, che permisero ai nostri avi di spostarsi da un paese all’altro della nostra costa, altrimenti isolati o collegati da strade impervie.

I velieri, oltre che per la grandezza e la portata, differivano per l‘alberatura e la velatura; e queste si erano evolute nel corso degli anni in funzione dei traffici e delle rotte sulle quali erano impiegati. Lo stesso tipo di bastimento subiva dei miglioramenti continui, grazie agli apporti e alle esperienze di capitani e costruttori.

Le tipologie di velieri

Goletta, anche detta Schooner

Due alberi con vele auriche (rande) più il bompresso a prora con fiocchi.

Si governa facilmente con un piccolo equipaggio e la velatura consente di adattarsi ai mutevoli venti del Mediterraneo. Non è di grande portata.

Veniva usata anche per la pesca d’altura e oceanica. Lunghezza media: circa 25 metri. Stazza netta media: 95 Tonn.

Il Brigantino

Due alberi con vele quadre e sull’albero di maestra anche una randa, più il bompresso a prora con i fiocchi.

Questa combinazione permetteva di sfruttare i venti costanti (alisei e controalisei, monsoni) e fu pertanto molto usato in oceano. La sua maneggevolezza, però, ne consentiva l’uso anche in Mediterraneo. Per l’impiego delle vele quadre necessitava di un equipaggio sufficientemente numeroso ed esperto.

Il brigantino ha subito, nel corso degli anni ed in funzione del suo impiego, molteplici aggiustamenti e piccoli cambiamenti nell’alberatura e nella velatura; ciò ha comportato anche differenti definizioni a seconda del tempo, del porto e dell’utilizzo. Si nota anche che lo stesso bastimento viene indicato con differente denominazione nei registri di classificazione di anni diversi.

Lo si trova pertanto anche indicato come brig, brick, bricco, brigantine, polacca: ognuno di questi nomi indicava una variante specifica di brigantino, ma, grosso modo, le caratteristiche erano quelle suindicate.

Lunghezza media: circa 30 metri. Stazza netta media: 225 Tonn.

Brigantino a palo, Ingl. Bark

È un bastimento di taglia e portata maggiore, resosi necessario per la differente tipologia del carico, diventato ormai sempre più omogeneo (grano, riso, carbone, minerale, legname, guano, ecc.).

Naturalmente alcuni erano adattati al trasporto di passeggeri, soprattutto emigranti per le Americhe.

Al vecchio brigantino era stato aggiunto a poppavia un terzo albero (di mezzana), originariamente per ancorarvi le manovre dei pennoni dell’albero di maestra (da cui: palo); chiaramente lo si sfruttò con una vela aurica.

Con questi velieri i nostri nonni e bisnonni facevano il giro del mondo, passando i famigerati cape Horn e cape of Good Hope e restando lontani da casa per anni.

Lunghezza media: circa 45 metri. Stazza netta media: 570 Ton

Nave, Schipp, Barco Schipp (Ingl. Ship)

Era la più grande e capiente delle costruzioni, fatta soprattutto per le lunghe rotte oceaniche.

Tre alberi a vele quadre e sull’albero di mezzana la randa, come nel brigantino.

In alcuni casi si snellirono le sue forme per aumentarne la velocità, importantissima nei traffici a cui vennero adibite, e nacquero così i famosi clippers (del tè, della lana), che cercavano di arrivare primi in Inghilterra dalla Cina e dall’Australia nell’annuale campagna di queste merci.

Tra i più famosi il Cutty Sark e il Thermophylae.

La nostra Amerigo Vespucci è un bastimento armato a nave.

Lunghezza media: circa 55 metri. Stazza netta media: 650 Tonn (ma arrivavano fino a 1.300).

È da notare che il termine nave, che ora viene usato in maniera generica, nell’Ottocento indicava solo la suddetta imbarcazione. Il termine generico era bastimento (derivato dal Francese bâtiment, costruzione).

La manovra di un bastimento come la nave richiedeva un capitano che sapesse manovrare sfruttando al meglio una simile selva di vele, coadiuvato da un certo numero di marinai esperti, capaci di gestire le vele quadre arrampicandosi sui pennoni più alti con qualunque tempo.

Nave Goletta, Barcobestia, Ingl. Barkentine o Barquentine

Aveva un solo albero a vele quadre e due a vele auriche, più facili da manovrare. Il nome barcobestia con cui questo bastimento era conosciuto in Italia (soprattutto in Liguria e Toscana), è una traduzione maccheronica di best bark, il miglior brigantino a palo.

Furono gli ultimi grandi bastimenti costruiti dai nostri cantieri; dopo che in provincia di Savona l’industria cantieristica si estinse, alcune navi goletta furono ancora varate a Viareggio e a Porto Maurizio nelle prime decadi del Novecento.

Lunghezza media: circa 40 metri. Stazza netta media: 360 Tonn.

Brigantino Goletta, Scuna (Ingl. Brick Schooner)

Si trattava della versione “facilitata” del brigantino, con un solo albero a vele quadre. Erano i muli del mare e nelle vecchie foto dei porti liguri se ne vedono moltissime.

Lunghezza media: circa 25 metri. Stazza netta media: 120 Tonn.

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